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Appena tornata da Israele

La mia Israele sempre sotto tiro

Da una cara amica di Vicenza :Apparso su Vicenza Più

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Ancora una volta mi sono lasciata alle spalle i missili e sono rientrata in Italia e credo di aver sbagliato un’altra volta, ma le mie attuali condizioni non mi consentono di dare un taglio netto al presente… Ero lì, ad un pugno di chilometri dal fulcro dei lanci fino il 14 novembre sera.

Non mi legano particolari ricordi al porto di Ashdod se non l’eccezionale sistema di sicurezza globale, che meriterebbe di essere visionato da ogni direttore di porto. Mi trovavo lì per acquisire know how professionale in termini di sicurezza e sentivo i “suoni dei missili”…una con il mio passato li avverte…li percepisce…ne sente l’odore…

“Non preoccuparti Paola – detto il direttore del Porto, Mr. Sagis Shuki – sono solo esercitazioni…”. Io annuivo, ma sapevo che lui mentiva. Eppure il lavoro continuava il suo proseguo, nessuno avvertiva paura. I camionisti lasciavano l’impronta digitale al casello d’entrata, un computer registrava la targa, un altro computer controllava a distanza il contenuto del carico…tutto proseguiva nella sua straordinaria ordinarietà. E’ la quotidianità di Israele.

Sono passati trentanove anni da quando, giovanissima ero in Israele per rivedere il mio primo amore “Ariel”, sfidare la sua famiglia (che non mi amava proprio) e sono ritornata in Italia solo con il ricordo delle ferite a lembo di quello che rimaneva del suo corpo e l’odore acre del sangue. Lui vittima della guerra del Kippur, guerra che Israele ha subito e vinto, anche con il sangue di Ariel…

Poi il dolore è passato e la vita è ripresa. Mio zio diceva di Israele “se vuoi fare i soldi, va a vivere ad Haifa, se cerchi la spiritualità, va a Gerusalemme, se vuoi l’ordinarietà resta a Tel Aviv, se ami divertirti vai a Eilat. E se ti piacciono i militari, fermati in ogni angolo della strada. E dei militari ne ho sempre subito il fascino, meglio se colonnelli e meglio ancora generali, ma se israeliani mi andava bene anche il soldato semplice…questione di pancia e di cuore! Ad Haifa ci sono stata poco, quindi non mi sono arricchita, a Tel Aviv ho vissuto nella comodità più vergognosa, coccolata, amata e viziata, a Eilat ho passato splendide vacanze, a volte irresponsabili ma vissute fino in fondo. A Gerusalemme ho rotto con il mio stato di agnosticismo, ho ritrovato una valenza religiosa, senza mai eccedere in religiosità…non ho mai amato i diktat. Adoravo andare al muro del pianto, trasgredivo il rigore, lasciando attoniti i comandanti quando rompevo “le righe” del giuramento di fedeltà allo Stato per farmi le foto ricordo con i militari. Nessuno mi ha mai sparato addosso, eppure non l’ho scritto in fronte che sono dalla parte di Israele e non rompevo solo le righe, amavo la trasgredire gli ordini e regole. Ero ribelle.

Indubbiamente il mio andare avanti ed indietro per Israele ha affinato la mia religiosità ed integrato la mia cultura, mettendomi a confronto con esperienze di vita diverse, di cultura, di tradizioni molto dissonanti l’una dall’altra, ma legate da un unico denominatore comune ristretto in quattro parole “noi che amiamo Israele”…

Facile criticare l’arroganza di Israele, tutti ne sono capaci. Nessuno Ebreo o non che viva all’infuori dello Stato Ebraico può concedersi il lusso di esprimere critiche contro Israele o di esternare giudizi. La disperazione bisogna viverla, per capirla. Troppo comodo criticare dalla bambagia dei paesi dove i missili esistono solo nei fumetti o le bombe che scoppiano sono solo dei fenomeni isolati, dove il mattino i propri figli vanno a scuola a piedi o con un pulmino non blindato. E dove nessun genitore pensa di mettere al mondo un figlio “perché tanto se uno muore, ce ne sarà un altro a dare un senso alla vita”.

Io vorrei camminare liberamente al confine con Gaza, in Territorio israeliano, senza paura di veder un idiota uscire da un tunnel…magari costruito con l’apporto di un’azienda vicentina (perché che vi piaccia o no potrebbe anche essere così…), con in braccio un fucile, magari scassato, ma pur sempre un fucile che mi spara contro un paio di colpi…vorrei poter tornare a camminare liberamente per quelle strade percorse in una gioventù più felice della mia attuale età matura…vorrei potermi fermare senza angoscia a bere un caffè e vorrei poter pensare che se il mio compagno non torna dal valico di Erez o nearby è perché sta facendo sesso con un’altra e non perché me l’hanno ammazzato. L’umiliazione del tradimento diventa speranza, la vergogna forza ed il disonore si trasforma in pudore…Israele può essere anche questo!

Israele ha il sacrosanto diritto di difendersi e di difendere il suo popolo…fino all’altro giorno Israele veniva fiondata da missili ed il mondo artefatto delle varie Michelle e dei vari François, tanto, per citare un paio di nomi capostipiti rimaneva in silenzio, ora Israele ha reagito con l’assassinio mirato di Jabari il mondo si risveglia e non esiste pezzo di media (volevo scrivere qualcosa di diverso, che inizia sempre per M) che non reagisca.

Ora che Israele continua a rispondere al fuoco diventa aggressore…ma andate a dar via le ch….

Ora il mondo chiama a mediare Morsi, i fratelli musulmani …Morsi è arrivato al potere dopo una rivoluzione contro Mubarak che non amava di certo Israele, ma almeno rispettava i trattati di pace…ma nessuno si è mai chiesto chi ha organizzato e finanziato la rivoluzione in Egitto…

Ora che il mondo chiama anche Erdogan…falso buonista, repressore della libertà di stampa (se leggesse i miei articoli gli si avviticchierebbero le budella), che si dichiara a favore del pacifismo (ma non di certo alla pace con i curdi…) uomo che sta seppellendo giorno dopo giorno lo Stato laico voluto da Mustafa Kemal Ataturk…

Ora che anche questi pacifinti dicono che la pace sarà possibile con la creazione di uno stato palestinese con Gerusalemme capitale….Senza tener conto che un trattato per i confini non può essere sottoscritto senza un preventivo riconoscimento dello Stato di Israele…la vedo molto dura!

Ora che …è bene che si prenda atto che questi non sono mediatori di pace, ma esseri pregevoli che non contribuiscono alla pace, ma fomentano l’odio e l’irragionevolezza, auspicando a prendersi anche Gerusalemme, città che appartiene ad Israele…

Smettiamola di parlare di territori occupati, ma facciamo un distinguo tra territori occupati e territori conquistati. Gli Stati nascono e muoiono con la guerra, è un principio millenario nelle relazioni internazionali, tanto più se la guerra è stata scatenata dallo Stato soccombente: e che vi piaccia o meno questa è la realtà di Israele.

Paola Farina