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Recensione del libro “Il bambino del giovedì”

Il bambino del giovedì | Premio letterario ADEI WIZO

Autore: Alison Pick
Traduzione di: Alessandra Emma Giagheddu
Edizione: Frassinelli
Prezzo: 19€

Si può ancora credere nella sostanziale bontà del genere umano? Dopo la lettura di questo libro la speranza è legittima.
La dedizione e le premure che una governante riserva al bambino affidato alle sue cura supera a volte quelle della stessa madre, troppo spesso distratta dagli eventi mondani che ne condizionano l’esistenza. Sono dunque queste donne, timide, poco istruite ma capaci di grandi gesti di generosità a costituire un punto di riferimento imprescindibile nella vita di molti bambini. Come Gertruda, la premurosa bambinaia cattolica del romanzo di Ram Oren che attraversa l’inferno della guerra per portare in salvo il piccolo Michael nella sua patria, la Palestina, così la giovane Marta raccontata dalla poetessa e scrittrice canadese Alison Pick mette radici nel piccolo cuore di Pepik e per tutta la vita, osservando l’unica foto rimastagli, rappresenterà nel suo immaginario la mamma perduta troppo presto. E’ una vicenda straordinaria, ricca di emozioni intense e di attimi di tenerezza struggente quella che racconta la scrittrice nel suo secondo romanzo Far to Go pubblicato dalla casa editrice Frassinelli con il titolo “Il bambino del giovedì”.
Ispirandosi alla vera storia dei propri nonni, fuggiti durante la Seconda guerra mondiale, Alison Pick attraverso le vicende della famiglia Bauer mette in scena un romanzo indimenticabile, magistralmente orchestrato, in cui il narratore sconosciuto che si infiltra fra un capitolo e l’altro assicura un pathos ed una tensione a tratti insostenibile.
Pavel ed Annelise Bauer sono una giovane coppia di ebrei benestanti perfettamente assimilati che vivono in una cittadina dei Sudeti conducendo un’esistenza agiata e senza problemi: Pavel dirige uno stabilimento tessile, Annelise occupa il suo tempo con le amiche e nei negozi ad acquistare gli ultimi modelli di sartoria francese. E’ dunque Marta, una giovane timida e fin troppo fiduciosa proveniente dalla Moravia e con un’infanzia difficile alle spalle, ad occuparsi con l’affetto e la tenerezza di una madre del piccolo Pepik di cinque anni.
Le prime avvisaglie che qualcosa sta cambiando con l’avvento al potere di Hitler è proprio Marta a coglierle quando il piccolo Pepik riceve in faccia un sasso da un suo compagno di scuola e in classe è costretto a tenere girato il viso contro il muro per tutta la durata della lezione. Segnali inquietanti di un antisemitismo sempre più crudele nelle sue manifestazioni e che preludono al disastro imminente. Dopo l’annessione dei Sudati, Pavel, costretto ad abbandonare il suo stabilimento che d’ora in poi verrà gestito da un nazista, coglie l’opportunità offertagli dal cognato Max e si trasferisce con tutta la famiglia a Praga. Ben presto la situazione precipita anche in questa città dove i Bauer avevano sperato di ritrovare la serenità e dopo un fallito tentativo di fuga in Francia non rimane altro da fare ai coniugi Bauer che tentare di mettere in salvo il piccolo Pepik inserendolo in uno dei treni del Kindertransport che portano i bimbi in Inghilterra strappandoli ai campi di sterminio. In questi lunghi mesi di sconvolgimenti e incertezze sul futuro Marta si avvicina sempre di più a Pavel il quale trova in questa giovane donna poco istruita ma di rara sensibilità quella comprensione e dedizione che Annelise non è più in grado di offrirgli. Profondamente affezionata a Pepik, Marta gli sarà accanto curandolo dalla febbre, proteggendolo dai pericoli del mondo esterno e consolando i suoi piccoli dolori fino al giorno della partenza per una città della Scozia dove avrebbe trovato una famiglia adottiva ad accoglierlo. Ma evidentemente qualcosa è andato storto perché a distanza di mesi, nonostante le numerose lettere scritte dai Bauer, di Pepik non si sa più nulla; di quel piccolo bambino partito febbricitante sembra perdersi ogni traccia.
E’ compito ora del narratore che tira le fila dietro le quinte di questa straordinaria vicenda unire i vari tasselli del mosaico e ridisegnare i destini di alcune persone riservando un posto di rilievo e del tutto imprevedibile anche a chi racconta. Il colpo di scena finale che non sveliamo per non compromettere il gusto di una lettura avvincente, conferma il talento narrativo di Alison Pick la cui scrittura tersa, calibrata, essenziale priva di sentimentalismi ci restituisce un racconto di trascinante tensione emotiva, una sinfonia perfetta narrata con un tatto peculiare, quello che si riserva alle cose belle e preziose.